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Tempo fa mi appassionava l'astronomia e mi ero comprata un telescopio amatoriale, poi mi sono dedicata al fai da te, ma il principio me lo ricordo comunque. Gli astronomi usano diversi metodi: per le galassie vicine misurano le distanze attraverso le stelle variabili (brillano con una luminosità determinata, e da come appaiono dalla Terra si può calcolare la distanza), mentre per quelle molto lontane si affidano al redshift della luce - quando una galassia si allontana, la sua luce si sposta verso l'estremità rossa dello spettro, e dalla magnitudine di questo spostamento si calcola la distanza. Usano anche le esplosioni di supernove come «candele standard» - brillano con una luminosità pressappoco uguale, quindi dalla luminosità apparente si può dedurre la distanza.

Le distanze dalle galassie non si calcolano così, tanto per dire - è un sistema abbastanza complesso di metodi, dove un modo verifica l'altro. Non c'è uno strumento magico che funzioni per tutte le distanze contemporaneamente.

Per le galassie vicine gli astronomi usano le stelle variabili come «candele standard» - per esempio, le Cefeidi, che pulsano con una regolarità nota. Se conosci quanto è veramente luminosa una stella e vedi quanto sembra opaca dalla Terra, è facile calcolare la distanza. Poi entrano in gioco le supernove di tipo Ia - esplodono più o meno con la stessa luminosità e sono visibili molto lontano. Ma ecco cosa è importante e che spesso si trascura: perché questi metodi funzionino con precisione, devi tener conto della polvere interstellare, che assorbe la luce e rende gli oggetti artificialmente opachi. È come guardare un faro di un'auto nella nebbia - splende più luminoso di quanto sembri da lontano.

Per le galassie più lontane, che non riusciamo neanche a risolvere in stelle singole, si usa il redshift - si analizza lo spettro della luce e si vede come è stato «stiracchiato» dall'espansione dell'Universo. Non è più una misurazione diretta della distanza, ma un calcolo basato sulla velocità di recessione delle galassie. Consiglio pratico: se vuoi capire la scala, guarda le foto dai telescopi spaziali come Hubble o dagli osservatori moderni - lì spesso indicano il redshift delle galassie, e questo ti dà subito un'idea della loro distanza molto meglio di qualsiasi numero in parsec.

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