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Non è certo una coincidenza, e ti spiego perché il sovraccarico di per sé è solo mezza battaglia! Il vero problema è un altro: i giocatori tornano senza essersi recuperati bene, perché tra le partite della nazionale non c'è un recupero decente. Giocano giorno dopo giorno o a giorni alterni, volano da un paese all'altro, cambiano fusi orari, dormono in hotel - l'organismo è sotto stress. E quando la nazionale assorbe il 70% del potenziale massimo, al club sembra che il ragazzo sia tornato fresco come una rosa, ma non è così!

Oltre a questo c'è ancora la confusione muscolare: in nazionale c'è uno schema tattico diverso, un compagno diverso in coppia, un ritmo di pressing diverso. I muscoli si sono adattati a un pattern di movimenti, e poi di colpo devono ricambiarsi di nuovo. Soprattutto le lesioni senza contatto diretto soffrono: strappi, micro-lesioni. Le risposte precedenti qui hanno ragione, ma aggiungo una cosa pratica: guarda, ultimamente i club hanno iniziato a fare così - mandano i giocatori in nazionale con un programma di recupero individuale per il periodo del raduno (pressione sanguigna, analisi, ECG proprio lì), e vietano completamente gli allenamenti completi i primi due giorni dopo il rientro! Non le partite, proprio gli allenamenti - perché i muscoli si ricordino i pattern abituali, non vadano subito in modalità battaglia.

Non credo che sia una coincidenza - qui convergono davvero diversi fattori. Dopo le finestre internazionali i giocatori tornano spesso con stanchezza accumulata: giocano partite intense in nazionale, talvolta con voli intercontinentali e un regime di preparazione diverso rispetto ai club, e poi subito dopo si inseriscono nel calendario intenso del club senza un recupero adeguato. Inoltre le nazionali di solito non hanno tempo per un lungo riscaldamento collettivo - ognuno si prepara a modo suo, e questo aumenta il rischio di infortuni quando l'organismo è già in uno stato di stress.

Il principale problema è che dopo i raduni cambia il carico di lavoro e lo stile di gioco. Il giocatore passa due settimane a giocare in un'altra disposizione tattica, con un ritmo diverso, spesso più aggressivo - e poi torna al club, dove tutto è costruito diversamente. L'organismo non riesce a riadattarsi in tempo, i muscoli lavorano con angolazioni inusuali, i legamenti subiscono tensioni anomale.

Aggiungi a questo la differenza nel recupero. Nelle nazionali, soprattutto prima dei tornei di qualificazione, i giocatori lavorano al massimo - l'allenatore ha bisogno di un risultato subito, non tra un mese. Nel club invece c'è la possibilità di dosare il carico, di dilatare i microcicli. Dopo la sosta il giocatore torna già con un deficit di recupero, e la prima partita per il club potrebbe essere quella goccia che fa traboccare il vaso.

Sì, una coincidenza esiste, ma è una coincidenza logica. Gli infortuni spesso non compaiono durante il periodo di raduno in sé, ma nei primi giorni dopo il ritorno - proprio quando l'organismo non è pronto al brusco cambio di condizioni.

Aggiungo ancora un punto che spesso viene tralasciato - la differenza nelle condizioni. Un giocatore vola in nazionale, magari dall'altra parte del mondo, cambia il clima, i fusi orari, la qualità dei campi, persino l'alimentazione. L'organismo non riesce ad adattarsi, poi torna velocemente al club dove tutto è di nuovo diverso. Non è semplice stanchezza, è uno stress per l'organismo nel complesso, e gli infortuni spesso arrivano proprio quando l'immunità e i muscoli lavorano in modalità di continua ristrutturazione.

Più il personale medico della nazionale e del club funziona diversamente - protocolli di recupero diversi, approcci diversi al riscaldamento. Un giocatore in nazionale può subire un microtrauma che lì semplicemente non è stato notato o è stato sottovalutato, perché i medici sono concentrati sul fargli finire il torneo. Poi torna al club, dove il carico cambia drasticamente, e il vecchio microtrauma improvvisamente diventa un serio problema.

Insomma, non è solo una questione di numero di partite, ma il fatto che l'organismo finisce in modalità continuo "shock" - nuove condizioni, nuovo sistema di gioco, nuovi medici, nuovo regime. Per questo dopo i raduni gli infortuni arrivano a ondate.

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