Il principale fattore qui è che il Mediterraneo perde molta più acqua per evaporazione di quanta ne guadagna dalle piogge e dal deflusso fluviale - e questo squilibrio è peggiorato con l'aumento delle temperature. Il Mediterraneo è praticamente una vasca da bagno dove evapora più acqua di quanta ne defluisca, quindi i sali che ci sono dentro si concentrano. Il cambiamento climatico ha intensificato tutto questo alzando le temperature dell'aria, il che aumenta i tassi di evaporazione. C'è anche il fattore del Canale di Suez: acqua più salata dal Mar Rosso continua a fluire dentro attraverso l'Egitto, aggravando il problema. Gli apporti fluviali che una volta aiutavano a diluire tutto il sistema sono diminuiti (meno scioglimento della neve, dighe, irrigazione che preleva acqua prima che raggiunga la costa).
L'impatto sull'ecosistema è piuttosto reale. Una salinità più elevata disturba l'equilibrio osmotico nei pesci e negli organismi marini - essenzialmente i loro corpi devono lavorare più duramente per regolare i livelli di sale interno, il che consuma energie che preferiremmo spendessero in crescita o riproduzione. Alcune specie di pesci vengono marginalizzate o si spostano più in profondità, mentre specie tolleranti il sale si insediano. Anche le comunità di plancton cambiano, il che ha ripercussioni sulla catena alimentare visto che i pesci dipendono da loro. I prati di fanerogame come la posidonia sono stressati dalle condizioni più salate e dall'acqua più calda simultaneamente. Insomma: non è un cambiamento catastrofico, ma una pressione costante che sta rendendo la vita più difficile per gli organismi adattati all'intervallo di salinità storico.