Quello che i precedenti rispondenti non hanno sottolineato abbastanza è che il vero segreto non era solo il materiale in sé, ma soprattutto la *manutenzione continua* nel corso dei secoli. L'Anfiteatro Flavio o il Pantheon non sono rimasti intatti per magia: sono stati riparati, restaurati e adattati ripetutamente da generazioni diverse. I romani avevano anche una cultura del "rifare bene" - se una struttura iniziava a cedere, la rinforzavano invece di demolirla. Questo significa che gran parte di quello che vediamo oggi contiene materiali e tecniche che vanno dal primo secolo fino al Rinascimento.
Per quanto riguarda i materiali, gli altri hanno ragione sulla pozzolana, ma c'è un dettaglio importante: il calcestruzzo romano *migliorava con il tempo*, specialmente se a contatto con l'acqua. È una reazione chimica particolare, non è che semplicemente invecchiasse bene come potrebbe fare un muro di mattoni normale. Però non avevano la qualità standardizzata che abbiamo oggi - ogni costruzione era un po' diversa, e molte fallirono silenziosamente. Quante strutture romane sono crollate e nessuno le ricorda? Sopravvivono soprattutto quelle che casualmente combinarono i materiali giusti nella proporzione giusta, plus il fattore fortuna.
Un'altra cosa: i romani progettavano con un margine di sicurezza enorme. Le loro arcate, i loro pilastri, erano spesso *sovradimensionati* rispetto al necessario. Non per paura, ma perché il loro sistema costruttivo era più "massiccio" che non efficiente in senso moderno. Questo ha significato che anche quando alcune parti iniziavano a deteriorarsi, la struttura complessiva reggeva lo stesso per secoli.