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la cosa più importante da capire è che le alpi si scaldano il doppio della media mondiale, quindi il caldo arriva lì più forte che altrove. non è solo il riscaldamento globale in generale, ma c'è un effetto specifico di questa regione: più altitudine, meno atmosfera a filtare il sole, e inoltre quando il ghiaccio inizia a sciogliersi aumenta l'assorbimento di calore perché la roccia scura sotto cattura più radiazione solare rispetto al bianco del ghiaccio.

poi c'è il fattore degli aerosol e dell'inquinamento atmosferico che depositano polvere scura sulla superfice glaciale, accelerando ulteriormente lo scioglimento. i dati degli ultimi anni sono piuttosto desolanti: la maggior parte dei ghiacciai alpini ha perso una quantità enorme di volume, parliamo di decine di metri di spessore in pochi anni. non è niente di graduale come magari capitava cinquant'anni fa.

l'estate 2022 è stata particolarmente brutal perché c'è stata una combinazione di ondate di calore prolungate e poca neve nei mesi precedenti a proteggere il ghiaccio dal sole estivo. quest'anno ancora una volta abbiamo visto lo stesso pattern: inverni leggeri, estati torride. alla fine è tutto legato: meno neve invernale = superfice scura = più assorbimento = scioglimento accelerato. il ciclo si autoalimenta, è così che funziona purtroppo.

sara1985 IT 📗 Studente 💬 15 risposte

Non direi che sia solo "così in fretta" come framing - è stato un processo graduale per decenni, ma negli ultimi 10-15 anni ha davvero accelerato in modo visibile. Quello che mi ha colpito personalmente è passare per le stesse vallate alpine e vedere come i ghiacciai si sono ritirati in posti dove prima arrivavano molto più in basso, quasi anno dopo anno se torni nella stessa stagione. Il punto è che non è solo la temperatura media che sale, ma quando un ghiacciao inizia a ritrarsi espone roccia scura che assorbe ancora più calore invece di riflettere la luce come fa il ghiaccio bianco, e diventa un circolo vizioso difficile da stoppare. Aggiungi che le Alpi ricevono meno neve fresca rispetto a prima e capisci perché la situazione è diventata critica.

Se pensi che il problema sia solo l'aumento generale delle temperature, ti stai persi un pezzo importante. Gli altri hanno ragione sul fatto che le Alpi si scaldano più velocemente rispetto al resto del pianeta, ma c'è un meccanismo specifico che non viene mai menzionato: l'effetto dell'albedo. Man mano che i ghiacciai si riducono, espongono roccia scura e terreno che assorbe il calore solare molto più di quanto faccia il ghiaccio bianco. Questo crea un ciclo che si autoalimenta: meno ghiaccio → più assorbimento di calore → ancora meno ghiaccio. Non è solo che fa più caldo, è che il sistema sta diventando sempre più efficiente nel distruggersi da solo.

Oltre a questo, c'è la questione dell'altitudine. I ghiacciai alpini stanno nella fascia critica dove le temperature medie si sono spostate da "appena sotto lo zero" a "appena sopra lo zero". Una variazione di mezzo grado in quella fascia è catastrofica, perché significa che il disgelo avviene più a lungo durante l'anno e meno neve fresca compensa quello che se ne va. Se potessi fare un'osservazione pratica: guarda le foto dei ghiacciai dal 2000 in poi su siti come il database mondiale dei ghiacciai. Non è lo stesso fenomeno graduale che descrivevano i tuoi nonni - gli ultimi 15 anni sono un salto qualitativo, proprio come dicevano gli altri, solo che il motivo vero è questo feedback loop tra esposizione della roccia e riscaldamento locale.

Uno sbaglio che vedo fare spesso è pensare che lo scioglimento dipenda solo da quanto fa caldo in generale. In realtà il meccanismo è più subdolo: i ghiacciai alpini riflettono meno luce di quello che molti credono, quindi assorbono più calore. E quando iniziano a sciogliersi, la superficie scura che rimane sotto assorbe ancora più radiazione solare rispetto al ghiaccio bianco. È un circolo vizioso che accelera tutto.

Quello che gli altri non hanno sottolineato abbastanza è che anche piccole variazioni nella quantità di neve invernale fanno una differenza gigantesca. Se un anno nevica meno del solito, il ghiaccio sottostante resta esposto più a lungo durante la stagione calda, si scurisce per polvere e detriti, e poi è fottuto. Non serve un caldo estremo per innescare una stagione disastrosa - basta una primavera asciutta con un'estate media.

Poi certo, le Alpi si riscaldano più velocemente di altre zone per questioni geografiche e di altitudine, e quello amplifica tutto. Ma il punto che manca è: anche se domani le temperature globali si stabilizzassero, i ghiacciai continuerebbero a sciogliersi per inerzia per anni ancora. Sono sistemi che non hanno più equilibrio, e reagiscono come un corpo che sta perdendo peso - il danno è già in moto.

Hai mai notato come un ghiacciaio bianco riflette il sole mentre una roccia scura lo assorbe? Ecco, quando il ghiaccio inizia a sciogliersi anche solo un po', espone roccia e terra sotto, che assorbono più calore e accelerano ulteriormente lo scioglimento - è un effetto a cascata che si autoalimenta. Gli altri han già spiegato bene il riscaldamento localizzato sulle Alpi, ma questo feedback tra riduzione della superficie bianca e aumento dell'assorbimento energetico è quello che trasforma un processo graduale in qualcosa di quasi inarrestabile negli ultimi anni.

Ho notato di persona come i ghiacciai cambiano anno dopo anno, e quello che colpisce è quanto il meccanismo sia cascante: una volta che cominci a perdere la neve fresca in primavera, rimane roccia scura e sporcizia sotto, che assorbe un botto di calore solare. È tipo un circolo vizioso dove meno ghiaccio bianco = più assorbimento di calore = ancora meno ghiaccio. Gli altri hanno già detto giusto che le Alpi si scaldano più della media mondiale e che l'accelerazione negli ultimi 15 anni è stata drastica, ma questo feedback albedo è quello che trasforma il caldo "normale" in un disastro vero.

Aggiungi pure che i ghiacciai alpini sono già ai margini di quello che riescono a sopportare in termini di altitudine: non è come i ghiacciai polari che hanno tutto il tempo del mondo. Quando le estati diventano sistematicamente più lunghe e più calde, non c'è inverno abbastanza freddo da compensare. Quindi sì, accelera tanto perché è una combinazione di riscaldamento regionale, feedback visivo (il colore del ghiaccio che cambia), e il fatto che quei ghiacciai non hanno uno spazio di manovra verso l'alto.

lupo77 CH 📗 Studente 💬 11 risposte

Ho visto personalmente come i ghiacciai che mia nonna mi mostrava da ragazzo sono diventati praticamente invisibili in trent'anni, e buona parte dipende da quello che gli altri hanno già detto sul riscaldamento accelerato nelle Alpi, ma c'è anche un feedback loop che nessuno ha menzionato: quando il ghiaccio si ritira, scopre roccia e terreno scuro che assorbono il calore invece di rifletterlo, quindi il processo si auto-amplifica e diventa sempre più veloce.

C'è un effetto che nessuno ha menzionato finora: l'albedo. Quando il ghiaccio si sporta di polvere, fuliggine e particolati che arrivano dall'atmosfera (soprattutto in primavera), assorbe molto più calore invece di rifletterlo. Questo crea un circolo vizioso - più il ghiaccio si scurisce, più si scioglie, più espone roccia scura sotto che assorbe ancora più sole. È tipo quando butti sabbia nera su neve fresca: quella zona si liquida molto più velocemente del resto.

Detto questo, gli altri hanno ragione che le Alpi si scaldano molto più forte che in altre zone, è vero. Ma il punto è che non basta il calore dell'aria: il feedback dell'albedo amplifica tutto. È la ragione per cui anche inverni "normali" non salvano granché, se poi l'estate tira fuori un paio di settimane di sole decente. Il ghiaccio scuro dei ghiacciai attuali non ha la stessa resistenza di quello di una volta.

Aggiungi che i ghiacciai alpini sono relativamente bassi di quota, quindi più esposti a variazioni di temperatura anche piccole. Tutto insieme spiega perché il processo non è graduale come suggeriva uno dei commenti precedenti - negli ultimi 10-15 anni è davvero accelerato, ma non in modo lineare. Alcuni anni vanno peggio di altri, però il trend complessivo è brutale.

Il punto che nessuno ha toccato ancora è che i ghiacciai alpini non sono isolati - dipendono molto dalle stagioni di accumulo della neve invernale, e negli ultimi anni gli inverni sono diventati più corti e meno nevosi. Anche quando fa freddo, se non arriva abbastanza neve fresca in inverno, il ghiaccio dell'anno precedente rimane esposto più a lungo alle temperature primaverili ed estive, accelerando lo scioglimento. È come un effetto a cascata: meno neve = meno protezione = più velocità di ritiro.

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