Entrambi i metodi risolvono il compito in modo diverso. Lo screening è un'ecografia più un'analisi del sangue della madre incinta, che insieme danno la probabilità di anomalie cromosomiche. È relativamente accessibile, ma il risultato non è una diagnosi, bensì una percentuale di rischio. Il test prenatale non invasivo analizza i frammenti di DNA fetale direttamente dal sangue materno ed è davvero più preciso: se mostra normalità, il rischio di complicazioni è minimo. Ha senso farlo se hai bisogno della massima sicurezza e te lo puoi permettere.
Ma il punto è questo: se lo screening combinato ha mostrato un rischio basso, allora il test aggiuntivo potrebbe essere semplicemente per avere tranquillità. Se il rischio è risultato alto o intermedio, allora il test prenatale non invasivo davvero aiuta a capire se c'è veramente un problema, o è un falso allarme. Molte donne fanno entrambi, perché hanno i soldi e vogliono sapere con certezza, mentre altre si accontentano dello screening e poi semplicemente si sottopongono a controlli più frequenti dal medico.
La cosa principale è la tua scelta e il tuo budget. Parla con la ginecologa per capire perché te lo ha proposto nello specifico: potrebbe esserci una ragione nel tuo caso particolare (età, anamnesi familiare, qualcosa all'ecografia), oppure è solo una raccomandazione generale. E ricorda che la qualità dell'ecografia e la competenza del medico influiscono anche sull'affidabilità dello screening: se l'apparecchiatura è buona e lo specialista è esperto, il risultato sarà più attendibile.