Posso chiedere lavoro da remoto dopo il rientro dal congedo parentale?

Sono tornato al lavoro a luglio dopo 4 mesi di congedo parentale. Prima della pausa lavoravo in ufficio, ma ora la mia azienda (una software house a Milano) dice che devo tornare in presenza 5 giorni a settimana. Ho chiesto lo smart working almeno 2-3 giorni, ma mi hanno detto di no. Ho diritto a negoziare questa cosa o l'azienda può davvero rifiutare?

4 risposte

Tecnicamente l'azienda può rifiutare, ma hai diritto di chiedere e negoziare - soprattutto se prima della pausa lavoravi già da remoto. La legge non ti garantisce lo smart working, però il tema del work-life balance dopo un congedo parentale è sempre più considerato dalle aziende, specialmente in realtà tech come la vostra. Prova a tornare alla carica con argomentazioni concrete (produttività, esigenze personali) piuttosto che generiche, magari in forma scritta così resta traccia. Se continuano a dire no secco, almeno hai provato - ma il no non è illegale, purtroppo.

La questione è un po' più sfumata di quello che sembra. Non è che l'azienda può semplicemente ignorare la tua richiesta: hai il diritto di chiedere accordi sul lavoro agile, soprattutto se lo facevi già prima della pausa. Quello che accade è che loro non sono obbligati a concedertelo per legge, ma la tua domanda è legittima e dovrebbero quantomeno valutarla seriamente. Se rifiutano seccamente senza discussione, puoi chiedergli per iscritto quali siano i motivi concreti - e qui sta il punto che gli altri rischi di non sottolineare abbastanza: documenta tutto via email.

Quello che molti non dicono è che il rifiuto potrebbe essere pretestuale se c'è dietro l'idea di "punire" il tuo congedo. Se dopo il rientro vi viene imposta una rigidità che non c'era prima, soprattutto senza motivazioni tecniche solide, potrebbe configurarsi come una discriminazione legata alla maternità/paternità, e lì la situazione cambia radicalmente. Non è che automaticamente vinci la causa, ma è un elemento che protegge la tua posizione.

Nel frattempo, puoi fare una contromossa pragmatica: proponi una soluzione intermedia con dati concreti. Magari "provo 2 giorni da remoto per un mese e vediamo come va con i progetti" è più difficile da rifiutare rispetto a una richiesta vaga. Se loro restano chiusi e non danno ragioni serie, allora vale la pena farsi consigliare da qualcuno che mastica contratti di lavoro (uno studio del lavoro, sindacato se sei iscritto). Non è una guerra, però è importante non farti mettere sotto.

Se l'azienda ti dice no senza nemmeno discuterne, il primo passo è mettere per iscritto la tua richiesta (email) - così hai una traccia. Poi puoi contattare il sindacato di categoria o chiedere consiglio a uno studio legale specializzato in diritto del lavoro, perché dopo un congedo parentale le aziende non possono proprio ignorare le esigenze di conciliazione vita-lavoro, anche se la legge non garantisce lo smart working automatico.

Prima di tutto, lo facevi da remoto prima del congedo o eri già in ufficio? Perché la risposta cambia parecchio. Se lavoravi già in presence prima della pausa, l'azienda ha più margine per "ripristinare" quello che era, però comunque non può proprio ignorare una richiesta legittima di smart working - dipende molto da come gliela presenti.

Il punto che gli altri non sottolineano abbastanza: non è che devi accettare un semplice "no". Hai il diritto di chiedere formalmente (per iscritto, via email) una valutazione della tua richiesta motivata - spiegagli perché ti serve (gestione familiare, produttività, quello che è), non solo "voglio lavorare da casa". Se continua a rifiutare senza negoziare, allora sì, rivolgersi al sindacato o a un consulente del lavoro che conosce bene il tuo CCNL è la mossa giusta. Molte software house a Milano stanno ragionando su modelli ibridi proprio adesso, quindi magari non è nemmeno una posizione così rigida come sembra sulla carta.

AndreaEsposito asker Lavoravo già in ufficio prima del congedo, non da remoto. Grazie per il consiglio sulla richiesta scritta e motivata.

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